Descrizione
Raccontare in forma scenica la vicenda di Angioletta Delle Rive e sua figlia Giustina, scandendo il tracciato narrativo che, Ornella Lazzaro, autrice de “Le amare erbe”, tesse con accurata sapienza documentale, ha richiesto uno sforzo immersivo a metà tra l’indagine storica e la visionarietà pittorica.
Quale soluzione, dunque, per restituire scenicamente questa vicenda umana e sociale, che vede le due donne protagoniste di un processo per stregoneria nel Friuli del seicento?
La risposta va cercata nella luce, ancor più nel dualismo luce – buio e nella dimensione scurista della pittura caravagesca, dalla quale affiorano i personaggi, la loro storia e i frammenti testimoniali, che li vedono legati alle protagoniste.
Insieme alle suggestioni pittoriche vanno evidenziati, quali elementi di evocazione, la parola e il gesto, peculiari nella costruzione psicologica dei personaggi e nella rete di collegamenti, che li vede legati gli uni agli altri, in un’architettura drammaturgica precisa nella ricostruzione dei fatti, rendendo ogni testimone parte di una coralità incalzante scena dopo scena, come lo scorrere delle acque, quelle del fiume Noncello e dell’antica roggia nel perpetuo movimento delle ruote del vecchio mulino lungo le rive.
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